Effetto lockdown sulla scuola

Nella De Angeli - Istituto Comprensivo Don Lorenzo Milani, Viareggio

Articolo De AngeliLa prima sensazione è lo sbandamento. Sei cosciente che qualcosa di grave sta accadendo ma quando arriva la notizia del lockdown un’improvvisa  raffica di buriana ti sposta letteralmente dall'altra parte.
Lo smarrimento, tuttavia può  occupare solo marginalmente il pensiero, non c'è posto, non c'è tempo. 
Dobbiamo preoccuparci dei ragazzi. Domani non verranno a scuola. Saranno felici? Certamente avranno fatto “la ola”, come succede l'ultimo giorno di scuola. Ma l'ultimo giorno di scuola ci sono anche molte lacrime nei loro occhi, molti abbracci soprattutto in chi qualche mese dopo varcherà la porta di un'altra scuola. No, l'ebbrezza durerà per poco. Cosa sta succedendo? Davvero non potrò uscire? Non potrò incontrare i miei amici? E il viaggio all’estero? E le uscite didattiche? Cosa ne sarà dei miei appuntamenti pomeridiani? Il gruppo sportivo, il corso musicale, il rap, la robotica, lo svago nel quartiere? Nulla.
Per un po' dimentichiamo la normalità.
Siamo certi che i ragazzi cominceranno a rendersi conto che manca qualcosa, che arriveranno giornate inconsuete.
Meglio non lasciarci travolgere. Lo sbandamento è latente ma dobbiamo pensare ai nostri studenti. Mettiamoci al lavoro. Non sprechiamo energie pensando di poter rendere normale qualcosa che normale non sarà. Dovremo disegnare, progettare e attuare un nuovo modo di “fare scuola”, in tempi da record.
Avremo un po' di tempo per organizzarci?


Pare di no, da domani va in onda la didattica a distanza, non è prevista nessuna interruzione  organizzativa che ci consenta una riflessione. Non sarà come ad inizio dell’anno scolastico quando ci incontriamo e delineiamo il percorso didattico. Eppure è un nuovo inizio di scuola, in uno scenario totalmente diverso e, a tratti drammatico.
La scuola accelera. Non si può dire che si mette in moto, perché lo fa regolarmente ogni giorno. È un motore indispensabile per la nostra società. E i docenti non si tirano mai indietro. Neppure questa volta si sono tirati indietro. Qualcuno non lo ha ben chiaro. Non ha chiaro che lo smart working ha esploso l’orario di lavoro, lo ha più che duplicato, ogni giorno per tutti i giorni della settimana. Non si parla solo di didattica. Si parla di tutto ciò che ruota intorno alla didattica e si chiama “relazione”. Relazione con gli studenti e con le famiglie. La relazione richiede tempi distesi, non accetta la fretta.

Cosa posso raccontare di questa straordinaria sperimentazione, straordinaria nel senso di gigantesca, inconsueta, anomala? Ognuno racconterà la propria esperienza: i problemi incontrati, cosa ha funzionato e cosa si è previsto di cambiare. Molte iniziative di solidarietà tra scuole e enti sono nate, ma le scuole non hanno avuto tempo di confrontarsi su temi importanti e su come risolvere ciò che ad alcune è stato immediatamente chiaro. Non un problema di contenuti, di videolezioni, di piattaforme. C’è ben altro: la solitudine di molti ragazzi, non legata al loro bisogno di autonomia che aumenta col passare degli anni, ma al bisogno di essere ascoltati, sostenuti, aiutati, valorizzati anche in ambiente familiare. Per molte famiglie aumenteranno le difficoltà  a cominciare dall’organizzazione della giornata per i figli come pure dall’utilizzo delle tecnologie per la didattica a distanza. Pensiamo a quanto le routine quotidiane dell’esperienza scolastica siano fondamentali per la crescita della socialità. Pensiamo a quei contesti nei quali la povertà educativa potrebbe tarpare le ali a molti talenti se la scuola non fosse presente con le sue azioni motivanti e di costante accompagnamento non solo nei confronti dei ragazzi ma nel sostegno alle famiglie. La routine è stata interrotta improvvisamente.
Le immagini televisive della studentessa nella propria camera mentre segue le lezioni a distanza davanti al suo computer ed è seduta alla scrivania con accanto la pianola fornisce un’immagine che può tranquillizzare e far credere che quella sia la Realtà, che la scuola abbia raggiunto tutti, che improvvisamente ci sia stato un gigantesco salto di qualità. Dispiace dire che altre realtà esistono e non sono altrettanto tranquillizzanti. Questa situazione, se non si interviene con risorse professionali e finanziarie adeguate alla situazione straordinaria, genererà un aumento preoccupante nel divario sociale e di abbandono scolastico i cui effetti sono prevedibili fin d’ora. I dispositivi elettronici devono essere forniti a ciascuno studente, non è pensabile stilare graduatorie perché le scarse risorse finanziarie non permettono di soddisfare tutte le richieste. Non è possibile che la scuola  insegua progetti europei per ulteriore acquisto di dispositivi, allungando i tempi di risposta che le situazioni emergenziali non possono avere.
Noi stiamo  già lavorando sul terzo scenario possibile quello che prevede una forma mista di didattica, in presenza e a distanza, stiamo vagliando quali modalità didattiche già sperimentate sarebbero più efficaci, ad es. la flipped classroom, stiamo già ragionando sulla possibile organizzazione dei gruppi di studenti.
Tutto questo lo facciamo pur in presenza di molte domande a cui dovranno rispondere norme precise e ci auguriamo imminenti.
In questi due mesi non abbiamo  creato semplicemente un nuovo ambiente di apprendimento, praticato nuove modalità didattiche, abbiamo sostenuto gli studenti, abbiamo sollecitato le famiglie, accompagnato ciascuno nelle difficoltà, risposto a decine di mail, telefonato quotidianamente, dimostrando ancora una volta che la scuola è un punto fisso e indispensabile. Non abbiamo dimenticato che la nostra idea del rapporto tra insegnamento e apprendimento si fonda sul benessere dei ragazzi e sull’esperienzialità dell’apprendimento ma la distanza, la perdita di routine quotidiane, la frequentazione della scuola anche in orario extrascolastico non possono essere colmate semplicemente da videolezioni, seppur importanti, e incontri settimanali. La scuola si fonda sulle relazioni, l’apprendimento passa attraverso le relazioni, il confronto, gli scontri, i dibattiti. Se parliamo con i ragazzi ci dicono che hanno bisogno di tornare a scuola al più presto, vogliono rivedere i loro amici, vogliono condividere esperienze che la scuola sa creare, vogliono colmare dei vuoti. E’ il nostro augurio. E’ la scuola di cui hanno bisogno gli studenti.
E’ la scuola di cui ha bisogno la società.
In questi due mesi abbiamo compreso che per qualcuno ci sono difficoltà insormontabili, che le differenze culturali che per la scuola costituiscono una ricchezza possono trasformarsi in una rift valley sociale incolmabile, che altri fattori tra cui le condizioni socio-economiche delle famiglie, la presenza di bambini con disabilità generano svantaggi che si autoalimentano. dobbiamo ripensare al nostro intero sistema scolastico.
La sfida è la realizzazione di una scuola democratica così come la nostra Costituzione prevede ma una scuola democratica ha bisogno di risorse e investimenti dovunque.
Ricordate quelle straordinarie parole dell’articolo 3 della Costituzione E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
E’ il faro che deve guidare qualsiasi governante.

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