Il COVID-19: quando l'isolamento sociale diventa una risorsa

Francesca Mastorci
Istituto di Fisiologia Clinica, CNR

per articolo FrancyBambini e adolescenti confinati in casa durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus, vivono un quotidiano stravolgimento delle abitudini, tra scuola virtuale, giornate da inventare, domande a cui rispondere. Nella gestione di questa emergenza sanitaria e sociale, le giornate sembrano dilatate, tempo e spazio assumono un significato diverso, non solo per gli adulti che devono reinventarsi, ma anche e soprattutto per i ragazzi. E se l’home schooling è stato una garanzia immediata, grazie all’enorme sforzo di scuole e insegnanti, questo non basta!
In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, infatti, medici cinesi del Children’s Medical Center di Shanghai, hanno evidenziato come oltre all’istruzione e al garantire il percorso scolastico, ci sono, e devono esserci, altri aspetti che non vanno trascurati durante il prolungato confinamento spaziale e isolamento o come viene chiamato “distanziamento sociale”. Dal punto di vista psicologico, occorre infatti considerare come gli elementi stressanti legati alla condizione che stiamo vivendo, la durata prolungata dell’isolamento, la frustrazione, la noia, la mancanza di contatti personali e di relazioni con amici, compagni di classe, insegnanti, la mancanza talvolta di adeguati spazi domestici, siano tutti fattori che pesano sul tono dell’umore e sul livello di ansia percepito, così come sulla percezione della realtà.


Non dobbiamo inoltre dimenticare come, già di per sé, l’adolescenza sia caratterizzata da significativi cambiamenti non solo fisici, ma psicologici, con conseguenze sul piano dei comportamenti a rischio, sulle relazioni con i coetanei e gli adulti, sulla conquista dell’autonomia.
Il COVID-19 ha interrotto bruscamente questo naturale passaggio. In normali circostanze di vita, gli adolescenti in questi mesi si sarebbero confrontati con il mondo, affrontando esami, vivendo le emozioni delle gite scolastiche, avrebbero partecipato a gare e campionati sportivi, festeggiato il compleanno con gli amici e tanto altro ancora. Tutto questo hanno dovuto imparare a viverlo con la fantasia, o nella maggior parte dei casi, con Houseparty, Instagram e piattaforme multimediali varie. Di certo non sarebbe stato tutto perfetto, avrebbero perso partite, preso brutti voti, sarebbero stati delusi, ma avrebbero vissuto in prima persona, con quella ingenuità mista a irrequietezza e velocità che solo un adolescente può avere.
Una delle frasi più conosciute del filosofo francese Jean-Paul Sartre recitava “L’Inferno sono gli Altri”. Probabilmente non direbbero lo stesso gli adolescenti oggi! L’” Inferno” è proprio quando gli Altri non ci sono, quando non possiamo abbracciarli, guardarli negli occhi, condividere con loro la nostra vita. Il Coronavirus, di fatto, ha chiesto a tutti noi di chiudersi fra le quattro mura domestiche, in uno spazio ristretto anche e soprattutto mentalmente, condiviso con altri, lontani dalla scuola, dall’affetto dei compagni, dalle piazze, dalle scalinate, dalle attività sportive, dalla libertà intesa nel suo significato più profondo, imponendo un drastico e repentino cambio delle nostre abitudini di vita. Ma per gli adolescenti, che per definizione dovrebbero vivere di esplorazione e di relazione, queste restrizioni possono trasformarsi in un allenamento alla vita, in una possibilità di crescita, di esperienza alla consapevolezza, tirando fuori risorse di cui erano inconsapevoli. Il Covid-19 li ha chiamati alla responsabilità, alla cooperazione, all’impossibilità di trasgredire, ma per loro, così resilienti per natura neurobiologica, la rinuncia potrebbe diventare un guadagno, in termini di relazioni emotive con gli altri e con se stessi. Ecco l’importanza del ruolo della Scuola e della Famiglia, che mai come ora devono lavorare uno a fianco dell’altra, in quel dialogo aperto e costruttivo che negli anni è stato sempre più faticoso, per rivedere ruoli e competenze e mettere in campo le basi per la definizione di una vera alleanza educativa.

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